Argentina ko, Maradona non si dimette

Sono i campioni olimpici in carica, hanno alla guida il più grande fenomeno che abbia mai calcato un campo di calcio, eppure non riescono ad indovinare una gara che sia una! Parliamo di Messi & Co., usciti con le ossa rotte dalle ultime due gare di qualificazione ai mondiali sudafricani del prossimo anno.

E se ci può stare di perdere con il Brasile degli extraterrestri (anche se in casa), non ci sta proprio di farsi mettere sotto dal Paraguay e non perché i biancorossi non siano una bella squadra, ma perché ci si attendeva una reazione d’orgoglio da parte dell’Argentina, dopo l’umiliazione subita contro la Seleçao.

Ora la Seleccion è scivolata al quinto posto e rischia di perdere il treno che porta direttamente alla kermesse mondiale. Mancano ancora due gare (Perù in casa ed Uruguay in trasferta), ma a questo punto bisogna cominciare a guardarsi le spalle e sperare di ottenere almeno il quinto posto, che garantirebbe lo spareggio con la quarta della Concacaf. La posizione di Maradona non è poi tanto salda come qualche tempo fa, sebbene lui insista a continuare per la sua strada:

Non avrei mai immaginato di trovarmi in questa situazione, ma questa è la realtà. Nonostante tutto abbiamo ancora delle possibilità di qualificarsi alla Coppa del Mondo nelle restanti due gare, darò fino all’ultima goccia di sangue per regalare i Mondiali all’Argentina.

Zarate chiama Maradona

E’ arrivato in Italia come una specie di oggetto misterioso, ma sin dalle prime gare è riuscito ad incantare le platee con le sue prodezze, facendo sognare i tifosi biancazzurri.

Tutti contro Maradona

Nel bene e nel male riesce sempre a far parlare di sé. Arrivato sulla panchina dell’Argentina tra molte acclamazioni e qualche critica, Diego Armando Maradona era riuscito a far ricredere quanti lo accusavano di poca esperienza in panchina, infilando tre vittorie consecutive senza subire nemmeno l’ombra di una rete.

Un percorso netto che faceva ben sperare in chiave futura, ridando vigore ad una nazionale che negli ultimi decenni ha visto sempre gioire gli altri, accontentandosi di alzare trofei a livello giovanile (vedi la recente olimpiade). E così Diego diventava San Diego, salvatore della patria, unico uomo al mondo capace di risollevare le sorti della nazione. Fino a ieri, almeno.

Oggi Diego scende dal piedistallo e si becca le sue prime critiche da allenatore dell’Argentina. Perché ci può stare di perdere, ci mancherebbe, ma non si può accettare l’umiliazione di un punteggio tennistico, specie se arriva per mano della Bolivia che non ha certo la fama di ammazza-grandi. E allora tutti contro Diego, l’uomo che ha deciso di fare a meno di Riquelme, l’uomo che non ha dato un gioco alla propria squadra, l’uomo che forse non riuscirà a portare i suoi all’appuntamento con il mondiale sudafricano.